Eutrapelìa

da https://unaparolaalgiorno.it/

Virtù del comportarsi piacevolmente e del divertirsi con modo

dal greco  eutrapelìa, composto da  eu bene e  trepò volgere.


Se il vivere civile ha dei cardini, uno di questi è l'eutrapelìa. Si tratta di una vera e propria virtù, per come è  escritta nell' Etica di Aristotele e nel  Convivio di Dante. Essa consiste nella capacità di vivere il divertimento in maniera piena e moderata, specie in compagnia, e di porsi con gli altri in maniera piacevole e ridente. Aristotele la pone come giusto mezzo fra boria e buffoneria, e Dante la rimarca come inclinazione a godere convivialmente con cordialità e affetto.

Due sono le chiavi di questa virtù: il sorriso e la misura. Certo la satira più gEutrapeliaraffiante e la più dignitosa serietà hanno le loro funzioni; ma nell'ottica della vita sociale è l'eutrapelìa ad assicurare il più piacevole risultato. Passa per la capacità di trarre un piacere contento dalla situazione in cui ci si trova, e per una profonda comprensione degli altri, e di come tenere lo spirito leggero, senza macigni.

Di per sé è un carattere splendido; ma se identifichiamo l'eutrapelìa come virtù - etimologicamente, una virtù di 'volgere al bene' -, allora implichiamo che possa e anzi debba essere esercitata. Ad esempio, si può nascere con un'inclinazione all'onestà, ma l'onestà è una virtù che va allenata per tutta la vita - e tale è l'eutrapelìa. È un muscolo morale. Il saper trarre e offrire un piacere moderato, senza frigidità e sgangheratezze, è una base solida su cui costruire la propria vita.